Opere selezionate

Opere selezionate

Roxan@ - Poesie in volo, raccolta dal 1995 al 2000

Utopia - Racconti e parole in libertà, antologia dal 1995 al 2000

Testi teatrali e fiabe: Prendete i bambini - L'Altro mondo possibile – Gli occhi di Frugolina

Anno 1993 - Lettura interpretativa tratta dal testo teatrale “Il Gioco” in occasione del concorso “Donne sull'orlo” a cura della Scuola Regionale di Teatro del Veneto.
Anno 1994 - Rappresentazione a Padova del testo “Prendete i bambini” nell'ambito della rassegna teatrale “Donne sull'orlo”.
Anno 1996 - Menzione speciale per la fiaba “Gli occhi di Frugolina” Concorso Europeo Omero al Salone del Libro di Torino.



giovedì 1 marzo 2018

Nel giorno di Ognissanti

Io sono la mamma che ti ha aperto la porta.
Che ha diviso con te briciole sul guanciale.
Abbiamo seppellito insieme i nostri lutti.
Un fiore, un pensiero, malinconie.
Risate si sono appiccicate alle pareti.
Come i tuoi occhi al mio cuore.
Non so se domani tornerai e in quali vesti.
E se io sarò capace di aspettarti.
Ma ti porterò dentro.
Come un eterno bambino.
E tu per sempre mi cercherai.
Fino a che non mi farò raggiungere.

giovedì 1 febbraio 2018

A M.

E verranno mille bambini
ad allacciarsi le scarpe.
Piccoli piedi stanchi aggrappati al collo.
Che le mie gambe
possano farti cuscino
ai cattivi pensieri.
Una bambina disegna
una mamma dalla bocca spalancata.
Le mani tra i capelli,
non voglio sentirti,
voglio solo guardarti.

lunedì 1 gennaio 2018

Stefano

Avevi gli occhi troppo larghi.
Come i pantaloni.
Esonero parziale dalla vita,
l'ho saputo così.
La tua bambina,
cucciolo senza un perché.
La prenderò per mano.
Nelle mie parole, l'azzurro del tuo sorriso.

venerdì 1 dicembre 2017

Poesia per Gianmarco

Io sono la mamma
di un bambino dagli occhi di neve.
Con la bacchetta magica,
spazzavo via le ombre del suo gelo.
Dopo il buio,
ombre sui suoi sogni
da catturare con una piccola pila.
La tua erre calcata sui miei ricordi.
Io bambina, i miei figlioli, un gattino
appollaiato sulla mia spalla.
Io sono la mamma di mille bambini.
Tu sei il bambino di mille mondi.
Al centro dell'universo, un abbraccio.

mercoledì 1 novembre 2017

Ad Agneszka

“Aguscia... Aguscia...”
Chiamava un piccolo nonno due anni fa.
 La sua mano,  umile e religiosa,
Stretta intorno alle tue dita bambine.
Poche monetine alla cassa del supermercato.
Cortese ma deciso il suo rifiuto al mio leccalecca.
Ancora non parlavi italiano.
Senza un papà, da poco riunite insieme.
Il nonno vi ha riportato a casa.
Della tua mamma, una rosa sul selciato.

domenica 1 ottobre 2017

Era solo un bambino

E se ne stava lì, rannicchiato, in un angolo.
La testa avvolta nelle mani.
Era solo un bambino.
Echi di grida, tonfi, il cuore alle tempie.
Fissava le mosche sulla parete.
Era solo un bambino.
Il diavolo, l’acquasanta, le unghie in cancrena.
Occhi sbarrati sull’ombra dell’impiccato.
Era solo un bambino.
Sei grande, gli dissero, non devi più aver paura.
La testa, il cuore, le mosche sotto le unghie.
Hanno picchiato un bambino.

venerdì 1 settembre 2017

Sarah


Sedici anni venduti al mercato delle schiave
Sedici anni calpestati da suole firmate
Sedici anni violati da peni dorati.
Sarah, bambina, il coltello che serve a tagliare le carni
Sarah, mia figlia, bambole dal collo spezzato
Sarah, le pietre, la croce, gli spari.
Sarah! L'Europa dal lungo serpente
ti condanna alla morte più dura
E la mia firma non porterà luce ai tuoi poveri occhi
Ma spero che almeno ti salvi una vita.

martedì 1 agosto 2017

Fango

Vorrei costruirVi una cattedrale di fango
per poi assistere
muta
allo sgretolarsi della Vostra ignavia.
Vorrei vederVi sprofondare in un mare di disprezzo
senza nome
così come anonimo
è l’odore della morte.
Vorrei che la rabbia che mi sale dentro trovasse cura
in quell’ospedale
franato
senza appiglio.
Vorrei scrutarVi gli occhi fino a soffocarVi
nel Vostro stesso ansito,
soffocando ogni scusa ogni preghiera
seppelliti da fantasmi rimorsi.

sabato 1 luglio 2017

La torre

Una cornacchia si alza in volo
Muffa sulle pareti
Conto i gradini.
Quassù si vede il cielo
La torre si perde nelle nubi
Una campana trapana il silenzio.
Guardo formiche correre
Alberi sferzati da artigli invisibili
Piove polvere.
Mi lascio cullare da onde sotterranee
La sola volta che non sussulta il cuore
Monaci pregano.
Il dipinto del santo mi fissa
Parlavo anch'io un tempo ai lupi
Un nastro riavvolge gli orari delle messe.
La torre vacilla
Le note riposano sull'organo crollato
Nel legno del confessionale incido la data.
Un cavaliere cerca la mia ombra tra i mosaici della vetrata
L'ultima freccia sarà per lui
Io qui, voglio salvarmi.
La torre mi abbraccia con le sue macerie
Il mio corpo si congiunge al cielo
Una cornacchia s'alza in volo.

giovedì 1 giugno 2017

Poeta

Donne che han camminato tanto,
che si riposano, stanche, su una veranda.
A scrutare oltre il cielo un nuovo confine,
a dialogare con una sedia vuota accanto,
a tormentarsi le mani, e il loro passato.
Donne che hanno amato incapaci di odiare.
Inadeguate ad ogni tempo.
Che le voleva ingenue bambine, vergini procaci,
dee, miti, puttane, mai streghe da bruciare.
Donne madri, comunque dai figli giudicate.
Spose ripudiate o lapidate.
Civilmente, tradite e calpestate.
Donne impotenti a volersi bene,
perché ad amare senza pretese,
sono state educate.
Pudiche, nei secoli scorsi favorite.
Oggi, chiamate inibite.
Donne troppo deboli o troppo dure,
da sempre tacciate di eccesso o in difetto.
Donne mai abbastanza pure o impure,
a giudizio perpetuo nel letto di un uomo.
Donne femmine e istintive, coricate;
o a far bambini.
Emotive se difendono se stesse,
i figli, un amore.
Donne fragili da proteggere sino alla noia.
Virili, che fan paura sino alla paranoia.
Donne amiche su cui versare miele
finché dura una storia.
Eterne nemiche su cui versare a vita
ogni rancore.
Donna poeta, amata per i suoi versi,
le sue emozioni.
Per un uomo non basta: abbonda
o scarseggia in ormoni.