Opere selezionate

Opere selezionate

Roxan@ - Poesie in volo, raccolta dal 1995 al 2000

Utopia - Racconti e parole in libertà, antologia dal 1995 al 2000

Testi teatrali e fiabe: Prendete i bambini - L'Altro mondo possibile – Gli occhi di Frugolina

Anno 1993 - Lettura interpretativa tratta dal testo teatrale “Il Gioco” in occasione del concorso “Donne sull'orlo” a cura della Scuola Regionale di Teatro del Veneto.
Anno 1994 - Rappresentazione a Padova del testo “Prendete i bambini” nell'ambito della rassegna teatrale “Donne sull'orlo”.
Anno 1996 - Menzione speciale per la fiaba “Gli occhi di Frugolina” Concorso Europeo Omero al Salone del Libro di Torino.



venerdì 5 luglio 2024

Unicorno viola


CANZONE DELLA NONNA 2024
@ 2023 Agnese Raimondi Unicorno viola
(in collaborazione con Michelangelo De Gregorio per la musica 
e ringraziamento a Sabrina Faricelli per canto ed interpretazione) 

Unicorno vola
sull'arcobaleno
saluta Nanà
la cagnolina mia
grattino a Miomao
ai pelosetti ciao.
Unicorno vola
fin sopra la città
porta felicità a
mamma e a papà.
Unicorno vola
con i miei amichetti
sia magia sia palla e
con la luna sui tetti.
Unicorno viola
ti chiamo stasera
rispondi son Vera.
Unicorno viola
ti chiamo stasera
rispondi son Vera.
Unicorno vola
sui fiori sui frutti
colora di pace
i bambini tutti.
Unicorno vola
sulle verdi valli
cura la natura e
aria e acqua più pura.
Unicorno vola
sui cieli sui mari
salva i piccoli e
i nostri cuccioli cari.
Unicorno viola
ti chiamo stasera
rispondi son Vera.
Unicorno viola
ti chiamo stasera
rispondi son Vera.
Unicorno vola
e dai nonni soli vai
sognan cose belle
brillan come le stelle.
Unicorno vola
nella luce nuova
e chi parte ritorna
da chi manca e ritrova.
Unicorno vola
sull'arcobaleno
sorridi da lassù
Buon ponte dal cielo blu.
Unicorno viola
ti chiamo stasera
rispondi son Vera.
Unicorno viola
ti chiamo stasera
rispondi son Vera.







domenica 21 marzo 2021

domenica 1 marzo 2020

Roxan@ poesie in volo - Prefazione

RACCOLTA DI POESIE DAL 1995 AL 2000

Scrivere mi aiuta a vivere. 
A quindici anni il mio primo viaggio con la poesia che ancora prosegue.
Le tappe della mia vita, gli incontri, gli amici, amori; i miei bambini di ieri e di oggi. 


Fare poesia non è solamente cogliere e descrivere stupore, è creare, è comunicare. 
Poesia è respirare in sincronia col mondo. 
Sono le emozioni ad accomunarci, a farci riconoscere, a rendere un senso di appartenenza, di identità collettiva. 
Attraverso le mie poesie ho parlato con la gente, e la gente mi ha parlato. 
Così ho scritto di loro, di me, fino a non distinguere più dove comincia la propria storia e dove finisce quella dell’altro. 
Qualcuno talvolta mi ha domandato il significato delle mie parole, ma in poesia non c’è nulla da spiegare. 
Ognuno si appropri di ciò che intende leggendole; da condividere abbiamo solo quel che sentiamo, emozioni. 
Questo provo quando scrivo e la conferma di essere riuscita a comunicare, perché è nata una emozione nell’altro, mi basta e appaga.
“Mi devi scusare, sono ancora io, ma oggi la “mia Sarajevo” era un po’ più grande del solito… per ora non so da che parte ricominciare. Sicuramente esistono drammi più grandi di quelli che si agitano nel nostro cuore; sicuramente a Sarajevo i problemi sono molto più seri dei miei, ma qualche volta anche il nostro cuore vorrebbe sentirsi in pace e vedere la felicità.”
Così mi scriveva in mail un amico di Udine nel 1996. Un amico? Sconosciuti, abbiamo comunicato tramite la poesia. 
È difficile comprendere, per chi non lo vive, come arte e comunicazione si fondino in Rete. 
Perché in Rete passano vissuti, saperi, memorie. Emozioni da trasmettere. 
Il mondo interiore: la felicità dell’amore appena nato o il dolore dell’amore finito, i ricordi di ciò che è stato, il nostro essere o tornare bambini. 
Già, i miei bambini orfani di vita, grandi e piccini. 
Stefano era un buon papà ma l’Aids l’ha portato via.
Agneszka aveva solo una mamma, in Italia al posto del lavoro ha trovato la morte. 
Adriano dai globuli bianchi impazziti. 
Gianmarco che continua a lottare per la vita. 
E i bambini calpestati, il mercato del sesso, le frustrazioni degli adulti sfogate con violenza su piccole vittime. 
Sarah, schiava bambina condannata alla lapidazione per essersi ribellata al padrone. 
E il mondo fuori: il fango di Sarno, il terremoto di Assisi, Sarajevo, rabbia dentro e intorno, sdegno, voglia di rivolta. 
C’è chi lascia questo mondo per sua volontà, Lorenzo l’amico pittore, no non pazzo, soltanto stanco.
Non conoscevo Lorenzo, mi hanno parlato di lui i suoi disegni, i colori dei suoi dipinti. 
Ci sono i ricordi lieti, eventi da ricordare, da celebrare con un festoso girotondo, come la vita che nasce. O che rinasce, nonostante tutto. 
Fabio, piccolo barone rampante che si sveglia un mattino e non può più muovere le gambe, salire sugli alberi, e allora lo disegna quell’albero, e lo chiama l’albero della vita.
Lorenzo non ce l’ha fatta, Fabio sì, io ho rischiato. 
La follia, il caos, l’amore, Rosa Confetto scrive poesie ai ciechi… 
Utopia?

Conosco un bambino da proteggere.
Ha paura del buio. Lo sguardo vago.
Una spina nel cuore. Il suo nome? Mondo.

sabato 1 febbraio 2020

Rosa Confetto



Caro amore mio,
per scriverti questa lettera ho spento tutte le luci,
tutti i rumori e i suoni che mi possono distrarre
da questo mio pensare a te.
Sono rimasta cinque minuti al buio
per scrutare il dentro,
ma il riflesso della sera mi si spara dentro agli occhi
e ancor non posso.
Vedo.
Provo allora a chiuderli, questi occhi stanchi
ma la mia mente, accecata, s'addormenta
e mi è impossibile parlarti nel buio.
La luce della lampada mi è troppo compagna
nell'orgasmo della scrittura.
Lo so che è da pazzi scrivere a un cieco
quando mai un cieco riceve posta?
Posta che parla d'amore.
Ma in questa mia lettera per te, ci metto il profumo
dei pensieri
parole che odorano di confetto
dolciastre e penetranti come l'amore consumato.
Pallido e ovale come il viso di una donna
che ti scivola fra le mani.
E l'assaggio, tutto il sapore,
con la punta della lingua ne solletico il piacere,
retrattile, come un bimbo col gelato.
Goloso e attaccaticcio.
Sazio.
Lo tocco. Lo sfrego tra i polpastrelli
e tutto il mio sentire è incentrato lì,
sulla punta delle dita.
Così accarezzo il mondo.
E poi col calore,
l'involucro si scioglie e si appiccica su me l'odore
il gusto, il colore.
Allora stringo, stringo più forte e lo spezzo.
Con lui mi si spezza il cuore.
Lo pesto sotto ai denti e amara è la mandorla
amaro il sapore dell'amore.
Il confetto non è più un confetto
è un frammento incastrato nei denti
lo smalto sui polpastrelli.
E' la briciola che con rabbia spazzo via dal tavolo
e che poi, raccolgo.
Ho bisogno di sciacquarmi la bocca e le mani
diluire questa mia sofferenza nel tempo
e inghiottirne le lacrime.
E se sfiori la carta, lo senti il mio pianto
non sei più obbligato a cercarmi gli occhi.
Tocca queste righe ondulate
sono il mare, salato.
E se ti soffierai il naso con questo pezzo di carta
indovina, quale tinta ha, l'inchiostro.
Fai una conchiglia di questa mia lettera
e appoggia, come sul grembo di una donna gravida
l'orecchio.
Sentirai le onde che ti portano.
E scopri in quale verso ti mando baci
lo leggerai col cuore
e se domani ti suona alla porta, apri.
C'è posta per te.

mercoledì 1 gennaio 2020

Bambolina

Insaponata, la schiuma nei capelli
ti spruzzo d'acqua l'ombelico
e tu ridi
la testa inclinata
gli occhi a fessura sorridi.
Avvolta nell'asciugamano sul bordo del letto mi fissi,
gli occhi sgranati
sdraiata a braccia allargate sollevi le gambe
palpebre chiuse.
Il lobo del tuo orecchio odora di talco
vedo nastri di raso intrecciati
voglio coprirti, scaldarti, cullarti...
Quegli occhi sgranati.
Piangendo ti ho stretto: “Sei la mia bambolina”.
Pupille di vetro.

domenica 1 dicembre 2019

Bastarda

A volte mi chiedo cosa ho da offrirti.
Parole, una mano, il mio essere “bastarda”.
Se tuffarmi nei miei pensieri, nei tuoi,
se indossare i tuoi abiti e sentirmi tu,
o spogliarmi dei miei e non essere più io.
Se inventare nuove favole, sogni,
se stringerti è già abbastanza
se entrarci dentro significa volare
o cadere.
Se riempire il mare a cucchiaiate o svuotarlo
a grandi sorsi.
Se la rabbia che ci bolle dentro va lasciata
evaporare a bagnomaria o fatta esplodere
insieme ai nostri cuori.
Se l'anima è una scimmia aggrappata ai capelli
o va addormentata, ninnata, chetata.
Se il groppo che prende alla gola e allo stomaco
tra le tue, le mie, braccia, potrà sciogliersi
o vomitare una bestemmia.
Se faremo in tempo a mancarci,
non ci mancheremo mai.

venerdì 1 novembre 2019

Maree

Cosa mi porti oggi, o mio Signore?
Ti porto uno scrigno di parole,
colore, tepore, amore.
Cosa mi porti oggi, o mio Signore?
Ti porto un cesto di dolore,
livore, rancore, terrore.
Cosa mi porti oggi, o mio Signore?
Ti porto un sacchetto di ricordi,
di pene di gioie, di odori.
Cosa mi porti oggi, o mio Signore?
Ti porto la chiave del cuore,
del tempo, del vento, del sole.
Cosa mi porti oggi, o mio Signore?
La fede, ti porto oggi, o mia Signora,
la fede nel sogno, nell’uomo, nelle parole.
E Tu, cosa mi porti oggi, o mia Signora?
Ti porto la luna, la luce, maree…
Pensieri, o mio Signore.

martedì 1 ottobre 2019

L'anno della calda estate

E lei, d’alba vestita,
seduta davanti al mare
stava.
E lui, cappello dannunziano,
con passo lieve alle spalle
giunse.
Senza voltarsi lei gli parlò,
di attese prive di scampo,
di certezze rubate al tempo.
Insieme gustarono infusi
dagli antichi sapori,
polveri aromatizzate al karkadè.
I sorsi della vita
versati l’un nell’altro,
s’accompagnavano a ritmici silenzi.
Un treno mai partito,
una stazione occultata nelle nebbie,
bambini su rughe profonde.
E lei narrò di quando,
attraversando le onde,
con gli occhi più asciutti del mare.
E lui ricordò di corpi,
padri e figli orfani di un perché,
era l’anno internazionale del nonno.
All’orizzonte videro arrivare,
gocce in un lago salato,
tutti gli amici del sogno che fu.
E loro due sorseggiavano il the,
bollito con l’acqua di mare,
da una cuccuma stracolma d’amore.

domenica 1 settembre 2019

Mare

Ero in riva al mare.
Facevo castelli di sabbia.
Un’onda me li portò via.
Allora costruii case di mattoncini.
Volevo metterci sopra un ombrellino di carta.
Ma una folata di vento me lo lanciò nell’acqua.
Con uno stecchino disegnavo cuori umidi.
La polvere sollevata dai sandali
me li seccava.
La sabbia bagnata,
lasciata scorrere a clessidra,
modellò guglie di cattedrali.
Nella notte,
raccogliemmo le preghiere delle anime marine.
Gemiti e sospiri delle ostriche che al buio
dischiusero le labbra.
E un balenio di perle illuminò il mare.
Al mattino, orme abbandonate sulla spiaggia
giacevano spaiate.

giovedì 1 agosto 2019

Chador

E se questo mio tempo con te fosse vano
strapperei una per una tutte le pagine
farei francobolli di ogni tua foto
spezzerei gambe e braccia alle mie bambole.
E poi raccoglierei parole
paesaggi e occhi di porcellana
e ne farei un collage.
Nessun cero acceso davanti alla mia icona
nemmeno una lacrima bagnerà il mio chador.
Io, ridente, tra le sete viola della follia.

lunedì 1 luglio 2019

Farfalle

Vorrei andare lontano
dove non so
non c’è nessuno che mi aspetta.
Vorrei fuggire via,
ma traditori mi riportano
e io non voglio.
Vorrei una voce,
un bacio una carezza
un pugno una schifezza.
Vorrei luce, squarcio, strazio
buio, pesta, calca
sputi sulle membra.
Vorrei una farfalla in una gabbia,
voli, ali, sospiri
per imprigionarti.

sabato 1 giugno 2019

Essere uomo

Riponi i tuoi balocchi, bambina.
Non è più tempo di giochi.
Ti insegnerò a essere donna
senza mai farti strappare il cuore.
A essere madre
prima che ti venga negato un figlio.
A fuggire da chi ti vuole
cagna addomesticata.
Farò del tuo corpo di farfalla
un languido nido di delizie.
Un alito di vento della tua mente,
labirinto di sogni e poesia.
Giacerò muto accanto a te,
anima selvatica così pura perché sola.
E sarai una stella lontana per quel padre
che oserà chiamarti piccola.

mercoledì 1 maggio 2019

Volo magico

E sarà il primo buffone che mi farà ridere,
che mi avrà.
O un improvvisato saggio, che mi racconterà
la sua verità.
Oppure il miglior banditore sulla piazza.
E potrà esaltarsi dentro me o piangermi addosso
la sua inadeguatezza.
Specchiarsi in occhi sbarrati di bambina,
in lampi di donna.
Galleggiare sospeso nei miei gelidi anfratti lunari.
E fuggirà, terrorizzato, da una femmina innamorata.
Da un poeta che scava fuori le emozioni.
Dallo sguardo di una strega che sa leggere nel tempo.

lunedì 1 aprile 2019

E se

E se per caso un giorno tu mi chiedessi
pane,
io ti darei farina e briciole
e ti direi:
“Conserva la farina per quando avrai fame
e riponi le briciole in tasca per quando ti sentirai solo”.
E se poi domani tu mi domandassi
acqua,
io ti donerei un tino e grappoli d’uva
e ti direi:
“Se vuoi dissetarti attingi alla fonte,
se vuoi inebriarti unisci a coppa le tue mani alle mie”.
E se una notte implorerai
amore,
io ti direi:
“Mostrami le unghie che hanno scavato briciole,
spremuto acini purpurei,
per la nostra nicchia di marzapane”.

venerdì 1 marzo 2019

Dove sei?

Ti ho cercato arrampicandomi
su rocce, le unghie nelle crepe.
Scavato in fondo al mare
fino a soffocarmi di sabbia.
Selve notturne ho attraversato
per arrivare a te, su rami spinosi i miei capelli.
Prosciugato fonti per un tuo sguardo,
riflesso stagnante dentro la pozzanghera.
Ho rinnegato il Dio
e deposto agnelli sgozzati davanti alla tua ara.
Trafitto un cuore col punteruolo,
trapiantato il tuo.
Ho indossato vesti da sciantosa
per strappare dai tuoi occhi un po’ di vita.
Ho seminato lucciole nel firmamento,
a indicarti la via.

venerdì 1 febbraio 2019

Del volo delle donne in amore

Piovendo gocce lavano via l'odore di te.
Non chiedermi che aspiro dalle narici,
te.
Non chiedermi che vedo nell'amore.
Sono in viaggio,
sola.
Non chiedermi se godo delle tue carezze.
Fammele in silenzio
e respira dai miei pori.
Non chiedermi il sapore dei tuoi baci.
Divorali
e taci.
Non chiedermi dell'orgasmo di una musica,
di una visione di un sogno.
Mi ritrovi al ritorno.
Non chiedermi.
Se sei dentro di me,
lì è la risposta.

martedì 1 gennaio 2019

La Dea

Una stella si posò al tuo fianco
Donna Luna, la chiamasti.
Gocce d'argento ti fusero il petto
d'oro il suo tocco colò nei solchi della schiena.
Nella notte di plenilunio
danzerai d'amore con la dea carnale.
Occhi sconvolti in un giaciglio
attraverserà la cometa.
Nella sua scia, tu sarai sposo
di Luna, e padre di Donna.

sabato 1 dicembre 2018

Così

Vorrei poter gridare
ma io gridare non so,
m'hanno insegnato a tacere, umile e muta.
Vorrei saper cantare
ma io cantare non posso,
la mia voce è sottotono.
Vorrei stringermi a te e lì
in un vicolo buio fare l'amore,
ma per me passione è martirio.
Sui miei occhi raramente
si abbassano le palpebre.
Questa è la mia sfida.
Tra le labbra lunghe pause
e parole sussurrate.
I miei silenzi in dono.
Corde tese tra le dita,
al tocco di una carezza lieve.
Così, sono i miei versi.
Così. Se mi vuoi amare.

giovedì 1 novembre 2018

Dimmi

Tu dimmi
dimmi quali corde ancor vibrare
se le sirene han preso il tuo canto
dei tonfi nel cuore ne hai fatto
tamburi.
Sia maledetto il tempo assieme al mio
voci che t'han dannato
perso, sordo e muto
eroso mente.
Quando il volo mancato
si farà voto, vuoto
non si udrà verso non vedrà cielo
umano. Cieco.
Ne’ lacrime ne' pathos stille
di sangue trasudano pupille.
Basta che taci.
Un re minore non s'intona all'amore.

lunedì 1 ottobre 2018

Macumba

Non cercarmi nella savana
ne' gazzella ne' leone io sarò
ma filo d'erba sferzato dalla corsa folle
degli elefanti.
Non cercarmi nelle bidonville
a elemosinare pane e amore a tradimento
perché bambina dalle mani sdrucite
m'aggrapperò alla tua gola cucita.
Non cercarmi in città assediate
da grattacieli di coscienze intermittenti
è nel sibilo notturno del vento
che muori d'amore in un letto e t'innamori dell'alba.
Tra fiori di campo a cuore chino
annusando occhi trafitti
col gusto di spighe spezzate fra i denti
così, ci troveremo.